• Pubblicato Martedì 15 Gennaio 2013
  • Da Ugo Volpato

L’art. 9 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (modificato dalla legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221) ha sostituito l’art. 52 del D.Lgs. 7 marzo 2005 n. 82, “Codice dell’Amministrazione Digitale” (C.A.D.) e, in forza di questa modifica, gli Open Data sono diventati un “obbligo di legge”, nel rispetto della privacy e delle normative a tutela dei segreto statistico, brevetti, diritto d’autore, ecc…

 

Il nuovo art. 52, CAD, recita, al comma 1: <<L'accesso telematico a dati, documenti e procedimenti e il riutilizzo dei dati e documenti è disciplinato dai soggetti di cui all'articolo 2, comma 2  [tra le quali anche le Regioni, le Province e i Comuni, ndr.], secondo le disposizioni del presente codice e nel rispetto della normativa vigente. Le pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all'interno della sezione “Trasparenza, valutazione e merito”, il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso ed i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria.>>

 

Qualche considerazione si impone:

 

1. Trasparenza non significa Open Data e viceversa… In qualche caso possono sovrapporsi ma in generale la Trasparenza (pensiamo ad esempio all’Amministrazione Aperta ex art. 18 del D.L. 83/2012) risponde ad una finalità di conoscenza  rispetto all’uso del denaro pubblico… Gli Open Data, invece, sono i dati diversi che la P.A. ha nei propri “magazzini informatici” e che potrebbero essere ri-usati per altri fini, anche commerciali, da cittadini ed imprese. Il legislatore, non trovando di meglio, ha accorpato gli Open Data alla Trasparenza, ma gli Open Data avrebbero meritato una sezione a sé, appositamente chiamata: “Open Data” o “Dati Pubblici”.

 

2. I problemi tecnici, in sé non trascurabili, sono comunque secondari a quelli giuridici: cosa pubblicare? O meglio: cosa non pubblicare? Questo è l’aspetto più delicato e più impegnativo da definire con i citati regolamenti. C’è di mezzo non solo la privacy ma anche tutta la normativa sul segreto statistico. Il comma citato, invece, ricorda solo i vincoli legati all’Anagrafe Tributaria…

 

3. Occorre definire il livello di granularità dei dati da pubblicare e bisogna capire quali sono gli “standard” perché non è pensabile che Amministrazioni diverse pubblichino dati analoghi ma con livelli di dettaglio diversi, rendendo con ciò i dati non confrontabili.

 

4. Il D.L. 179/2012 originale prevedeva 120 giorni dall’entrata in vigore per dare attuazione alle disposizione di cui al predetto comma 1 dell’art. 52 del CAD, mentre la legge di conversione n. 221/2012 ha eliminato tale vincolo temporale. Dunque c’è più tempo ma l’obbligo rimane e, ai sensi del comma 4, <<le attività volte a garantire l'accesso telematico e il riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell'articolo 11, comma 9, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150>>. Probabilmente nel 2014 tutti i dirigenti pubblici avranno tra gli obiettivi gli Open Data…

 

5. Per quanto riguarda il settore delle “Gare ed Appalti Pubblici”, come se gli adempimenti non fossero già abbastanza, ai sensi del comma 3 del medesimo art. 52, <<nella definizione dei capitolati o degli schemi dei contratti di appalto relativi a prodotti e servizi che comportino la raccolta e la gestione di dati pubblici, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2, prevedono clausole idonee a consentire l'accesso telematico e il riutilizzo, da parte di persone fisiche e giuridiche, di tali dati, dei metadati, degli schemi delle strutture di dati e delle relative banche dati>>. C’è, pertanto, da temere  che l’omissione di queste clausole possa comportare l’impugnabilità dei capitolati e degli schemi di contratto medesimi perché contra legem

 

Se questa è sommariamente una panoramica della situazione attuale, va anche detto che da più parti ci si sta interrogando su come concretamente dare attuazione alle previsioni normative citate e anche nel GdL-OD queste riflessioni sono temi all’ordine del giorno.

 

Il primo problema da affrontare, ora, è la stesura dei predetti Regolamenti, un impegno gravoso che, per essere fatto bene, necessita di un lavoro di gruppo all’interno delle P.A. che coinvolga tutti le “parti in gioco”… tenendo conto delle eventuali indicazioni che saranno fornite prossimamente (speriamo) dall'Agenzia per l'Italia Digitale.

 

Resta fermo quanto prescritto dal Codice Privacy a tutela dei dati delle persone fisiche e, almeno fino a che non sarà approvato ed entrerà in vigore il nuovo Regolamento Comunitario sulla Privacy, le regole sono quelle stabilite dall’attuale Codice Privacy.

 

Resta fermo, altresì, quanto previsto in materia di statistica. A riguardo bisogna ricordare, ancora una volta, il rispetto del Segreto Statistico che deve rimanere tale anche con la pubblicazione degli Open Data e questo argomento non può essere sottovalutato.
Lo stesso dicasi anche per quanto attiene all’Anagrafe Tributaria… nel senso che, da determinate informazioni pubblicate come Open Data, si potrebbero desumere indirettamente informazioni legate all’Anagrafe Tributaria e questo nella sostanza va contro la legge.

 

I problemi, in conclusione, sono molteplici e i suddetti Regolamenti, che dovrebbero affrontarli e risolverli tutti, sono lasciati alla libera iniziativa della Pubbliche Amministrazioni.

 

La domanda a questo punto è: si tratta di una sintesi impossibile?

 

La risposta è: no... noi cerchiamo di dare una soluzione… la migliore possibile.