• Pubblicato Venerdì 03 Maggio 2013
  • Da Ugo Volpato

Il Decreto trasparenza, D.Lgs. 33/2013, sta facendo passare in “secondo piano” il tema degli Open Data e si rischia di fare confusione, credendo che si tratti della stessa cosa… ma così non è.
 
Innanzitutto il D.Lgs. 33/2013 è figlio di una legge, L. 190/2012, in tema di prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella P.A. e si pone come scopo quello di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche (art. 1, comma 1).

Gli Open Data, invece, sono disciplinati dal D.Lgs. 82/2005 (noto “Codice dell’Amministrazione Digitale” o “CAD”) che all’art. 50, comma 1, recita:

<<I dati delle pubbliche amministrazioni sono formati, raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che ne consentano la fruizione e riutilizzazione, alle condizioni fissate dall'ordinamento, da parte delle altre pubbliche amministrazioni e dai privati; restano salvi i limiti alla conoscibilità dei dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, le norme in materia di protezione dei dati personali ed il rispetto della normativa comunitaria in materia di riutilizzo delle informazioni del settore pubblico.>>

Lo stesso CAD, poi, all’art. 68, comma 3, prevede che:

<<Agli effetti del presente decreto legislativo si intende per:

    a)  formato dei dati di tipo aperto, un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi;

    b)  dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti caratteristiche:

1)  sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali, in formato disaggregato;…>>

Dunque, la finalità per cui si portano avanti gli “Open Data” non è la trasparenza ma la possibilità offerta alle imprese e ai cittadini di utilizzare i medesimi per finalità commerciali…

Il D.Lgs. 33/2013, a onor del vero, prevede che i dati siano “riutilizzabili” (art. 7) richiamando il CAD ma, come è chiaro, le finalità tra i due decreti legislativi sono differenti e le cd. Applicazioni o “app” per smartphone che i privati potrebbero sviluppare per fare “profitti” hanno bisogno di altri dati, diversi da quelli sulla trasparenza…

Non a caso il  D.Lgs. 33/2013 effettua una chiara distinzione tra dati soggetti a  pubblicazione obbligatoria (art. 3) e dati assoggettabili a pubblicazione facoltativa (art. 4, comma 3).

In quest’ultima categoria potremmo far rientrare i cd. “Open Data”, anche se d’altra parte il citato art. 50 del CAD dice che i dati della P.A. sono <<resi disponibili e accessibili con l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione>>. Quindi, di fatto, l’obbligo ci sarebbe anche qui, ma mancando la sanzione e dovendo gli Open Data far leva sulla “persuasione”, il cammino è più lungo…

Il “regime privacy”, delineato nel D.Lgs. 33/2013, è diverso per le due suddette fattispecie di pubblicazione:

1)       PUBBLICAZIONE OBBLIGATORIA: <<Nei casi in cui norme di legge o di regolamento prevedano la pubblicazione di atti o documenti, le pubbliche amministrazioni provvedono a rendere non intelligibili i dati personali non pertinenti o, se sensibili o giudiziari, non indispensabili rispetto alle specifiche finalità di trasparenza della pubblicazione>> (D.Lgs. 33/2013, art. 4, comma 4)

2)      PUBBLICAZIONE FACOLTATIVA: << Le pubbliche amministrazioni possono disporre la pubblicazione nel proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti che non hanno l'obbligo di pubblicare ai sensi del presente decreto o sulla base di specifica previsione di legge o regolamento, fermi restando i limiti e le condizioni espressamente previsti da disposizioni di legge, procedendo alla anonimizzazione dei dati personali eventualmente presenti.>> (D.Lgs. 33/2013, art. 4, comma 3)

 

Nel primo caso, cioè, bisogna pubblicare solo i dati personali necessari, vagliando i contenuti degli atti e documenti, nel secondo caso, invece, si possono pubblicare solo dati aggregati e quindi non riconducibili ad interessati identificabili.

Resta fermo, però, che gli Open Data, i veri Open Data,  sono un’altra cosa rispetto alla “trasparenza” e, nelle più belle intenzioni, potevano e possono contribuire a far ripartire l’economia…

Negli Open Data non rientrano i dati personali, a motivo dei <<limiti alla conoscibilità dei dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, le norme in materia di protezione dei dati personali>>, ricordati dallo stesso CAD, ed è bene che sia così.

Quando qualcuno negli anni scorsi parlava di “magazzini informatici da aprire” per mettere a disposizione dati ed informazioni che sono già in possesso della Pubblica Amministrazione e che potevano essere utilizzati per alimentare una nuova economia, basata sulle idee e sulle informazioni, si riferiva proprio a questo.

 

Del resto questa è la scommessa più grande per la Pubblica Amministrazione…

La “trasparenza”, invece, è un obbligo da assolvere, finalizzata al controllo sull’operato delle Pubbliche Amministrazioni.

C’è una bella differenza!